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sabato 4 febbraio 2012

La pazienza: virtù in via d'estinzione

Titiksha: la pazienza nello yoga...


Come vi sentite
quando siete in coda alla cassa di un ipermercato?
Quale è il vostro stato interiore
quando il vostro PC sembra girare al minimo
e le  vostre pagine web si caricano con un passo deplorevole?
Arrivate ad essere impazienti?

Lo Yoga non si adatta all'impazienza. Titiksha (o Titiksa), la pazienza, è del resto una delle qualità richieste per la pratica. Nello Yoga, Titiksha, è avere l’umiltà di concederci il tempo che ci serve, quello necessario... La pratica dell’ascolto nelle asana è un lavoro a lungo termine. La maggior parte degli errori, sono un segno, sia di disattenzione, che d’impazienza....Si sopravvalutano le proprie capacità e ci si fa male, cosa che va contro lo yoga…la pratica è sempre perfettibile e l’apprendimentoprende il tempo di tutta una vita, anche se si pratica tutti i giorni.
Il corpo, fisico ed emozionale, ha la sua storia, le sue forze ed i suoi nodi; ha i suoi diritti ed i suoi bisogni. Ci parla e ci insegna ciò che siamo in grado di capire man mano che lo scopriamo. Ci accompagna e si lascia modellare, se lo rispettiamo…l’impaziente vuole risultati  o attende miracoli... e rapidamente!
Senza pazienza, si abbandona la pratica o si riversa nella ricerca esperienze psichiche, che non c’entrano nulla con lo yoga. La pratica profonda richiede lo sviluppo dell’attenzione, della concentrazione,del rilassamento e dell’ascolto al massimo grado. Gli antichi Maestri dello yoga conoscevano perfettamente il funzionamento del mentale dei loro allievi. E spesso, il loro primo insegnamento era di prendere in  contropiede l'impazienza dell'allievo. Il Maestro gli insegnava che se voleva progredire, gli occorreva fermarsi, porsi in ascolto, essere presenti, in quell’attimo senza ieri né domani solo così infine, l'allievo poteva iniziare ad ascoltare veramente…di conseguenza diveniva  presente a sé stesso prendendo coscienza del cammino che doveva percorrere….Ma più sovente la storia si ripete e la conosciamo tutti…apprendiamo, vediamo che facciamo alcuni progressi… poi…. vogliamo fare nuovamente ancora progressi…
Ma qual è il vero progresso?
Il Maestro di yoga, ha la saggezza di conoscere il vostro ritmo d’apprendimento ed i vostri limiti. È là per guidarvi. C'è in ciascuno di noi un luogo di saggezza col quale si può entrare in relazione e che ci può aiutare a progredire...con pazienza… Le asana sono cresciute attorno all’esperienza della posizione seduta di meditazione, ed in origine erano posture molto semplici. I primi Yogi cominciarono ad osservare che muovere il corpo in certi modi aveva degli effetti, soprattutto, quando si stimola il proprio corpo sulla base di un atteggiamento di grande sensibilità, perché passare ore in silenzio e in quiete, sviluppa grande sensibilità, il che ci dà la capacità di apprezzare il poco, ed è attorno a questa sensibilità che si è sviluppato lo yoga.
Quando non siete sicuri di cosa fare, tornate al vostro respiro:
inspirate ed espirate pienamente consapevoli, prendete rifugio nella presenza mentale.
La cosa migliore da fare nei momenti di difficoltà è tornare a se stessi e dimorare nella consapevolezza.


08:00 Scritto da: loresansav1 in A PROPOSITO DI YOGA | Link permanente |Commenti (0) | Segnala | Tag: titikshapazienza | OKNOtizie |  Facebookhttp://yogaemeditazione.myblog.it/archive/2008/03/28/titiksha-la-pazienza-nello-yogahttp://yogaemeditazione.myblog.it/archive/2008/03/28/titiksha-la-pazienza-nello-yoga

16 commenti:

  1. sarà in via d'estinzione perché è la virtù dei forti? e, per fortuna, la presunzione di essere forte è anch'essa in via d'estinzione?

    mi sono risparmiata il pippardone meditativo perché non sono all'altezza, ma ho pensato che la mia mente, nelle situazioni "stufose" in cui l'impazienza potrebbe avere il sopravvento, si distrae: nelle file guardo chi mi è vicino, ne ascolto i discorsi, ho il massimo rispetto per i tempi del mio pc come vorrei che chiunque ne avesse per i miei tempi, cose così ... mi distraggo.
    o ho raggiunto un grado di grande saggezza o sono troppo fatua per preoccuparmi del tempo che passa, lasciando che quindi passi come meglio crede ;-)

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    1. Sai che apprezzo assai la leggerezza savia del tuo buon senso con valore aggiunto di humour :)...però a una cosa risponderò seriamente, e con un'altra domanda (e che non mi si tacci per questo di "gesuita"): sei davvero convinta che la 'presunzione' e, ripeto, -la presunzione- d'essere forti sia in via d'estinzione? Ti faccio un esempio provocatorio: pensi che tutti gli omicidi di donne ammazzate dai loro partners perché 'lasciati', stia ad indicare lucida consapevolezza di debolezza da parte dei loro assassini?
      Come in ogni buon dialogo che si rispetti, un argomento da luogo a un altro...e un altro tema è aperto...

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    2. P.S. e in tutto ciò dimenticavo di dirti la gioia di riavere tuoi commenti?!? ma certo che no! :)))
      (e poi lo sai già !) ;) Bacio :*

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    3. tu leggi forte e pensi prepotente!
      i prepotenti non mancano mai, sono pieni di paura di rimanere soli, di non poter soddisfare desideri.
      la forza non si presume, si ha e la si dà pure per acquisita, nulla di cui vantarsi, nulla con cui sopraffare: forte un Gandhi, forte un Garibaldi.
      sempre secondo me, eh.

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    4. E, per la cronaca, si comincia con un esercizio di pazienza, visto che questo cazzo di PC nuovo, non solo mi ha cancellato la risposta quasi finita,ma lo ha fatto pure mandandomi msg di richiesta cancellazione del commento (di gatta...ma vogliamo scherzare?!?) per cui ora non so che accidenti significhi questo punto esclamativo vicino al suo commento...Posso solo dire che UN MAC NON AVREBBE MAI FATTO QUESTO CASINO!!! ;(
      ...E ricominciare, con PAZIENZA...
      Allora dicevo (più o meno):
      No, tesora, non io, che condivido con te tutti i motivi che -giustamente- sottolinei per fare la differenza -SOSTANZIALE - tra forza e prepotenza!
      Ma, la domanda era, se 'in loro', gli artefici di prepotenze, nel privato come nel pubblico, e che arrivano spesso anche all'omicidio, ci sia CONSAPEVOLEZZA della propria debolezza...o non invece la sensazione di dare dimostrazione di "forza" (triste, trista e presunta...questo è il problema...ahimè vecchio come il mondo)

      Ps: naturalmente tutto quello che ho scritto è risultato diverso dalla prima versione...tranne il senso intrinseco...spero! :)

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    5. credo che la consapevolezza (ma anche ogni tipo di riflessione su se stessi) sia ignota ai prepotenti: siamo noi più o meno miti che ci facciamo un sacco di problemi!
      chi siamo? dove andiamo? ... ed ogni volta mi viene in mente la battuta del film di Troisi: un fiorino!

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  2. La mia triste visione del tempo mi penalizza, sopratutto per le cose che assumo per raggiungere una "farmacologica calma" che non solo non è yoga ma neanche il minimo aziendale. La saggezza richiede tempo ed il tempo stesso richiede tempo. Legata ad una coda o ad un disguido, ho risultati di disturbo psicofisico e così dovrei lavorare sulla pazienza, sull'assenza di rabbia, sulla capacità di non farsi notare necessariamente. Ti ringrazio e ti mando un amicale bacio.

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    1. Amica cara, come ben sai non mi parli di cose che non conosco...I farmaci quando e finché servono -e aiutano perciò a tirare innanzi- non sono da demonizzare: ma neppure devono riempire in modo assolutistico il nostro orizzonte di miglior impatto con la vita! Lo yoga, nelle sue molteplici espressioni di conoscenza e gestione delle nostre energie psico-fisiche non ha con questi nessun problema di incompatibilità...Anzi, può, piano piano aiutare ad affrancarsene...Comincia a lavorare sul respiro: non c'è parte del nostro corpo, a cominciare dal cervello, che non ne sia influenzato....e grazie a processi assolutamente scientifici-organico-chimici! Certo, per vederne i risultati ci vuole pazienza...;) Ma, intanto, noi proviamo, no?!?! Bacio ricambiatissimo :*

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  3. Thich Nhat Hanh è uno dei miei maestri e questa è la prima cosa che mi piace dire. La dottrina e la pratica dello YOGA mi hanno insegnato molto, anche se non sono certo un'allieva da sufficienza. Il respiro come mezzo per rientrare nella consapevolezza è un sostegno magnifico un po' dovunque e in qualsiasi circostanza. I semafori, per esempio, che sono, come le code, uno stop obbligato. Ma anche l'immaginazione, l'ascolto delle persone intorno, l'apprezzamento della lentezza o almeno del rallentamento, sono delle variazioni sul tema musicale della pazienza.

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    1. Dici cose tanto giuste mia cara (questa è la vera essenza della meditazione nel quotidiano) che è difficile aggiungere altro: si può solo condividere :)
      Ti abbraccio.

      P.S. Una cosa solo mi ha fatto sorridere:quando parli di semafori...ma non vivi a Venezia, tu ?!? ;)

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  4. ho imparato a distaccarmi
    [non sempre con successo]
    cerco di trovare un colore e una forma che trasmettano pace
    un'immagine
    un suono
    un verso poetico
    e soprattutto respiro lentamente

    ...

    ciao Leira, buonwenellaneve :))

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    1. E' la stessa cosa che venne spontaneo anche a me fare, prima di sapere che fossero specifiche tecniche, in momenti particolarmente duri, carissima Blue.
      Il "non sempre con successo" mi sembra già un ottimo risultato!
      Grazie del buonwenellaneve...anche la neve, con l'osservazione del suo andamento lento, che però finisce per cambiare il paesaggio, con la riflessione sui suoi traslati, col suo tenerci a casa ad accudire interni piuttosto che esterni e qui cercare e trovare "altri" piaceri (e anche qui traslati a josa...), può aiutare a ritrovare il senso del tempo!
      Ti abbraccio!

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  5. La pazienza, dite? Beh, sono arrivato al pensiero che un po' vada coltivata, come succede per esempio con la memoria. Cioè, occorre, secondo me, arrivare nel quotidiano, partendo dalle piccole cose, ad averne, a non pensare al gesto violento o al moto d'ira come soluzione ad un problema. Per esempio, se il pc è lento a partire, non serve a nulla mettersi a sbraitare o dare pugni sul tavolo: nel frattempo, ci si può concentrare su altro, o sviluppare un pensiero autonomo e, possibilmente, piacevole. Almeno, parlo per esperienza personale, non si può restare delusi per un qualcosa per cui non ci si era illusi.

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    1. Parli da vero buddhista Mass ! ;) E direi quasi da maestro zen...con l'ultima frase che invita a riflettere sul significato di illusione e sulle sue applicazioni :))
      T.P.N.C.

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  6. "Lo yoga non si adatta all'impazienza" vero.. e infatti so per certo che non potrei seguire un corso di yoga :) se il pc va lento, impreco e cerco di capire il perché, se non ci riesco chiamo un tecnico.. ahah, al supermercato cerco con l'occhio la fila più breve ecc.. diciamo una modica quantità di ansia indotta dal vivere in una grande città, però ho imparato ad accettarla e a conviverci (in attesa di vincere la lotteria e ritirarmi in campagna ;-). Ciao!!

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  7. Beh, riposta forse migliore della mia (anzi certamente!) è quella data dal commento precedente di Massenzio.
    In quanto allo yoga, non è un obbligo, ma una scelta :)
    E non una meta, ma un mezzo.

    Comunque alle prese con questi piccoli problemi quotidiani ci siamo tutti, e non per niente erano presi ad esempio e di lì si partiva per...
    Avere la consapevolezza che anche le nostre ansie in merito sono piccola cosa è già molto :)

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